Viaggio di gruppo in Uzbekistan

18 marzo 2026 - - Min

Uzbekistan: sulle tracce della Via della Seta tra cupole blu e leggende

La nostra bussola punta con decisione verso il cuore pulsante dell’Asia Centrale. Questa volta è il turno dell’Uzbekistan, un Paese che non è solo una destinazione geografica, ma un vero e proprio salto temporale in un’epoca fatta di carovane, mercanti, astronomi e filosofi. Se pensate che i deserti siano solo distese di sabbia vuote e desolate, preparatevi a ricredervi. L’Uzbekistan è un’esplosione cromatica di azzurro e turchese, di maioliche che riflettono il sole fino a quasi abbagliare e di un’ospitalità così genuina che ti fa sentire a casa fin dal primo "Assalomu Alaykum". Proprio come abbiamo imparato ad amare in Vietnam, anche qui il contrasto tra la modernità delle infrastrutture e il fascino millenario delle città-oasi è netto, ma è proprio questo equilibrio a rendere il viaggio di gruppo un’esperienza che ti segna nel profondo.

    TASHKENT, la porta moderna dell'Asia

Il nostro viaggio inizia da Tashkent, la capitale. Appena atterrati, l’impatto è molto diverso da quello che ci si aspetta da una città della Via della Seta. Tashkent è una metropoli dai larghi viali in stile sovietico, piazze monumentali e parchi curatissimi che sembrano infiniti. Ma grattando la superficie moderna, si scopre un'anima vibrante. Il cuore pulsante della città è il Mercato Chorsu: una mastodontica cupola azzurra sotto la quale si snoda un labirinto di profumi e colori. Qui si vende di tutto: dalle montagne di frutta secca (provate le albicocche disidratate, non ne mangerete di migliori) alle spezie che pizzicano il naso, fino al pane tipico, la lepeshka, che viene sfornato a getto continuo dai forni interrati (tandir). Un consiglio da insider? Non usate il taxi per ogni spostamento, ma scendete nella metropolitana. Ogni stazione è un’opera d’arte: tra marmi pregiati, lampadari di cristallo e mosaici che celebrano dai cosmonauti ai poeti nazionali, vi sembrerà di visitare un museo sotterraneo per il prezzo di pochi centesimi di euro.

    KHIVA, un museo a cielo aperto congelato nel tempo

Dalla modernità di Tashkent voliamo a ovest, quasi ai confini con il Turkmenistan, per raggiungere Khiva. Entrare a Itchan Kala, la città vecchia cinta da imponenti mura di fango e mattoni, è come varcare un portale magico ed entrare direttamente nel set di un film di Aladino. Khiva è una città-museo dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. Abbiamo avuto il privilegio di soggiornare in una tipica madrassa (un'antica scuola coranica) riconvertita in hotel. Dormire tra mura spesse secoli, svegliarsi con il richiamo del muezzin che si diffonde nel silenzio dell'alba e fare colazione in un cortile interno decorato da maioliche azzurre è un’emozione che difficilmente si dimentica. Da non perdere: La salita sul minareto Islam Khoja al tramonto. Gli scalini sono stretti e ripidi, ma la vista sulla città di sabbia che si colora lentamente d'oro mentre il sole scompare all'orizzonte giustifica ogni singola goccia di sudore.

  BUKHARA, l'eleganza colta e il fascino delle carovane

Proseguiamo il nostro itinerario verso Bukhara, forse la città più "spirituale" dell'intero viaggio. Se Khiva è intima e raccolta, Bukhara è maestosa e solenne. Il complesso di Po-i-Kalyan è il simbolo indiscusso della città: il suo minareto è così alto e geometricamente perfetto che si dice che persino Gengis Khan, quando arrivò per distruggere tutto, ne rimase così impressionato da decidere di risparmiarlo. Ma Bukhara non è fatta solo di grandi monumenti; è l’atmosfera che si respira camminando tra i suoi cupoloni adibiti al commercio, dove ancora oggi si vendono tappeti pregiati e forbici artigianali a forma di cicogna. Il centro della vita sociale è il Lyabi-Hauz, una piazza con una vasca centrale circondata da alberi di gelsi plurisecolari. Qui abbiamo passato ore a osservare i locali che giocano a scacchi sorseggiando tè verde. L'esperienza top: Abbiamo cenato in una casa privata, assistendo alla preparazione del vero Plov, il piatto nazionale a base di riso, carne di montone, carote e uvetta. Scoprire i segreti della ricetta tramandata di generazione in generazione batte qualsiasi ristorante stellato.

  SAMARCANDA, dove il mito diventa realtà

E infine, arriviamo a lei: Samarcanda. Il nome stesso è un’evocazione di sogni, avventure e lusso d'altri tempi. Arrivare davanti alla piazza del Registan è il momento "wow" definitivo del viaggio. Tre madrasse colossali si fronteggiano in una sfida di bellezza, ricoperte da un mosaico blu così intenso e brillante da sembrare quasi irreale, specialmente quando vengono illuminate la sera. Punti salienti del nostro soggiorno? Senza dubbio la necropoli di Shah-i-Zinda. Non è solo un sito archeologico, è un viale di mausolei dalle pareti color cobalto e turchese che formano un corridoio di luce unico al mondo. È probabilmente il posto più fotogenico di tutto l’Uzbekistan, ma richiede rispetto: è un luogo di pellegrinaggio molto sentito. E poi c'è il Mausoleo di Tamerlano, il grande conquistatore che da qui governava metà del mondo conosciuto. Riposa sotto una cupola scanalata azzurra che tocca il cielo, circondato da pareti in giada e onice. Samarcanda è una città grande, a tratti caotica, ma conserva un’energia mistica che ti resta appiccicata addosso anche giorni dopo la partenza.

  L'ospitalità uzbeka e i sapori della Via della Seta

Proprio come abbiamo imparato ad amare la gentilezza vietnamita, l’Uzbekistan ci ha conquistato con la sua gente. Non stupitevi se, mentre camminate per strada con una mappa in mano, verrete fermati non per vendervi qualcosa, ma per invitarvi a bere un tè o per fare una foto insieme. Qui il turista è ancora considerato un ospite sacro, un messaggero da accogliere con onore. Il cibo merita un capitolo a parte. Oltre al Plov, dovete assaggiare i Manti (grandi ravioli al vapore ripieni di carne o zucca) e gli spiedini di carne (shashlik) grigliati sui carboni ardenti agli angoli delle strade. Il tutto è sempre accompagnato da pane caldo e litri di tè verde o nero servito nelle tipiche tazzine senza manico. E non dimenticate la frutta: i meloni dell'Uzbekistan erano considerati i più buoni del mondo già ai tempi delle carovane, e vi confermiamo che la fama è meritata.

  Il tocco di InnViaggi (Senza Filtri)

 Siamo onesti, come piace a noi. Se cercate il lusso sfrenato, la vita notturna da discoteca o l’efficienza millimetrica svizzera, forse l'Asia Centrale non è il posto giusto per voi. I treni ad alta velocità (Afrosiyob) sono eccellenti e collegano le città principali in modo impeccabile, ma le strade nel deserto possono essere lunghe, polverose e piene di buche. Tuttavia, la magia di vedere l'alba sulle cupole turchesi, il sapore del pane appena sfornato e lo sguardo fiero di un popolo che custodisce millenni di storia ripagano di ogni piccolo disagio logistico. Evitate i tour "mordi e fuggi" che saltano le città minori: l'Uzbekistan non va consumato, va sorseggiato lentamente, come un buon tè bollente in una chaikhana.



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